Da una semplice famiglia di gondolieri, Luigi nacque a Venezia il 7 giugno 1817. Frequentò il ginnasio dei fratelli sacerdoti Antonangelo e Marco Cavanis (oggi venerabili) che ebbe come insegnanti, poi entrò in seminario. Ordinato sacerdote il 24 settembre 1842, aveva ventisei anni quando fu nominato collaboratore della parrocchia di S. Giacomo dall’Orio da cui iniziò, in un contesto sociale segnato da profonda povertà sia morale che materiale, un mirabile apostolato soprattutto a vantaggio dei giovani. Il 15 ottobre 1849 divenne parroco, mentre, in conseguenza della Prima Guerra di Indipendenza, la situazione era ulteriormente peggiorata. Dopo pochi mesi, il 30 aprile 1850, con l’aiuto di due catechiste, diede vita ad una scuola per bambine povere: era il germoglio della congregazione delle Figlie di San Giuseppe. Negli anni a venire le sue giornate saranno spese tra l’impegno parrocchiale e la formazione della neonata famiglia religiosa. Dal 1857 ebbe a fianco Joseffa (Maria) Vendramin (1822-1902), superiora delle prime quattordici suore, il cui ruolo per il futuro istituto, nell’umiltà, sarà fondamentale. Nel medesimo anno don Luigi aprì presso S. Sebastiano una seconda comunità di suore, due anni dopo fondò a Ceneda (Vittorio Veneto) una scuola gratuita per bambine e accanto un collegio. Nei primi anni in cui il Veneto entrerà a far parte dello stato unitario italiano (1866), la Congregazione di Carità gli affidò l’Istituto Manin, importante scuola maschile di arti e mestieri, ormai quasi estinta. Nel 1872 don Luigi rinunciò alla parrocchia per dedicarsi esclusivamente alla congregazione. Nel 1881 ebbe la responsabilità dell’Istituto femminile “alle “Terese” dove sostituì le maestre laiche con le sue suore.
Nel difficile clima postunitario italiano, don Caburlotto concepì che dare ai ragazzi poveri la possibilità di studiare non era fare beneficienza, ma contribuire alla realizzazione dei loro progetti di vita. Ripeteva sovente di “Non chiudere la porta a nessuno” e nella più genuina visione cristiana diceva: “Non si tema di essere troppo indulgenti, è sempre meglio esagerare in bontà che trattare con durezza”. In piena collaborazione con il suo vescovo, influenzò positivamente l’indirizzo educativo di alcune istituzioni pubbliche. Dai suoi pensieri è possibile cogliere una straordinaria forza spirituale che – affermava - “cresce avvolta dal silenzio”. Il suo apostolato fu concreto: “Al Signore piace la preghiera, anche breve, fatta con fervore, semplicità di cuore e fiducia”, “Chi vive alla presenza di Dio, impara a sentire e ad agire secondo il Cuore di Dio”, “L'uomo da solo, certamente è molto debole, ma quando ha in sé l'amore di Dio non deve temere di nulla”. Conscio dei limiti umani affermava che “La santità è un cammino da riprendere ogni giorno”. Fu ricercato conferenziere, predicatore di esercizi spirituali e di missioni popolari.
Luigi Caburlotto morì il 9 luglio 1897, con sulle labbra il nome della Madonna. Al suo capezzale era accorso il patriarca Giuseppe Sarto, futuro San Pio X. Nel 1994 è stato proclamato venerabile, nel 2009 le sue spoglie mortali sono state traslate dalla Casa generalizia alla Chiesa di S. Sebastiano (sestiere di Dorsoduro). Oggi l’istituto delle Figlie di S. Giuseppe del Caburlotto è presente anche in Brasile, nelle Filippine e in Kenia.
Autore: Daniele Bolognini
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Aggiunto il 2010-08-16
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