Come molti altri giapponesi dei primi decenni del sec. XVII, la famiglia Nangaichi venne imprigionata e condannata sotto l'imputazione di aver violato la legge che proibiva di prestare aiuto ai missionari cristiani di origine straniera. Nonostante questa legge, Paolo e Tecla avevano dato infatti generosamente la loro collaborazione per la difesa e la diffusione della fede cristiana. Scoperti, furono inviati insieme col figlio Pietro nella prigione di Omura (1619). Quivi rimasero per circa tre anni in condizioni difficilmente descrivibili: ambiente malsano, condizioni igieniche tremende, cibo scarso e pessimo. Unico conforto la presenza di tanti altri fratelli di fede. Trasferiti a Nagasaki, Paolo fu bruciato vivo (pena riservata secondo l'uso a quelli ritenuti più colpevoli di attività cristiana); la moglie Tecla ed il figlio Pietro, di sette anni, furono invece decapitati. Ciò avvenne il 10 sett. 1622. Pio IX li beatificò il 6 lugl. 1867.
Autore: Gian Domenico Gordini
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Aggiunto il 2009-04-26
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