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San Giacomo Ilario (Emanuele) Barbal Cosàn Religioso martire

28 luglio

Enviny (Lérida), 2 gennaio 1898 - 18 gennaio 1937

Emblema: Palma

Martirologio Romano: A Tarragona ancora in Spagna, san Giacomo Ilario (Emanuele) Barbal Cosán, religioso dei Fratelli delle Scuole Cristiane, martire, che, con il dilagare della persecuzione, fu condannato a morte in odio alla Chiesa.


Il nome di battesimo del nostro beato fu Manuel Barbal, nacque a Enviny (Lérida) il 2 gennaio 1898, da una famiglia molto religiosa, che accolse la scelta che il figlio farà a 18 anni, di entrare nella Comunità Lasalliana, come un dono di Dio.
Si dedicò durante la sua giovane vita all’insegnamento del latino, passa da un Centro all’altro, finché approda al noviziato di Pibrac nell’alta Garonna in Francia, per otto anni, come insegnante dei novizi, ma bisogna dire che una progressiva sordità, porterà al suo insegnamento obiettive difficoltà, nonostante la sua grande preparazione e formazione religiosa, quindi sempre più spesso deve tralasciare le lezioni e dedicarsi alla cura manuale dell’orto della Comunità.
Fratel Jaime Hilario mentre transitava sulla strada di Enviny a Mollerussa, fu arrestato dai miliziani della guerra civile spagnola, che oramai era sconfinata in una caccia feroce a chiunque fosse religioso o sacerdote. Fu dapprima affidato ad una famiglia in libertà vigilata e poi trasferito al carcere di Lérida nella cella n. 31; portato poi davanti al Comitato di Tarragona fu internato nella nave-carcere “Mahon”, questo avveniva nel dicembre 1936, il giudizio fissato per gennaio 1937.
L’avvocato della difesa gli suggerìsce di dire che era l’ortolano salariato del convento e non un religioso, così sarà certamente risparmiato, ma fratel Jaime rifiuta di dire così e quando viene processato perché era stato insegnante di latino, colpa grave per questi miliziani, egli conferma di non essere l’ortolano come invano diceva l’avvocato, ma un Fratello delle Scuole Cristiane, pertanto viene condannato a morte.
Per evitare un probabile indulto, che infatti arrivò il 18 del mese ad esecuzione avvenuta, ci si affrettò e due giorni dopo la sentenza, appunto il 18 gennaio 1937, viene preso e portato in un boschetto vicino al cimitero e disposto per la fucilazione, con grande meraviglia del plotone d’esecuzione egli aveva una calma serafica e pregava con devozione.
Ben due scariche dei fucili non lo colpirono, i miliziani spaventati fuggirono e allora il loro capo bestemmiando scaricò la sua pistola sulla tempia del martire.
“Non cambierei il mio abito per tutto l’oro del mondo…” questa affermazione di Frate Jaime non è pura letteratura, ma impegno convinto fino alla morte di essere un religioso chiamato da Dio.
Beatificato da papa Giovanni Paolo II il 29 Aprile 1990 e canonizzato il 21 novembre 1999.


Autore:
Antonio Borrelli




Spunti bibliografici a cura di LibreriadelSanto.it

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Aggiunto il 2001-09-03
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